Rapporti tra vicoli e affari, atività illecite e economia pulita. Indagine complessa, quella che sta conducendo la Dda di Napoli sulle attività produttive del salotto buono napoletano. Chiaia nel mirino, al setaccio conti e quote societarie di importanti attività ricettive. Screening su ristoranti e pizzerie, Procura a caccia di riscontri, a partire dalla scoperta (cronaca di due mesi fa) di otto milioni di euro nelle pareti di casa dell’ex contrabbandiere Mario Potenza. Sequestrati assegni di numerosi imprenditori, indagine per usura che fa registrare una svolta.
E che spinge a stabilire eventuali collegamenti tra malaffare (contrabbando e usura, ma anche racket e droga) e la parte produttiva della città. Quanto basta a spingere gli inquirenti a cercare riscontri, tanto da convocare come potenziale testimone l’ex campione del mondo Fabio Cannavaro. Episodio raccontato ieri dal quotidiano «Roma», che ricostruisce la strategia investigativa dei piani alti della Procura. Indaga la Dda di Napoli, fascicolo coordinato dall’aggiunto Sandro Pennasilico, al lavoro i pm Sergio Amato e Enrica Parascandolo.
Perché convocare l’eroe di Germania 2006 in Procura? Cosa rende necessaria la convocazione di Cannavaro come teste? Non è un segreto che l’ex difensore di Napoli, Parma e Juventus vanti partecipazioni in una holding che cura gli interessi di ristoranti e pizzerie sul Lungomare partenopeo. Socio al dieci per cento, accanto a imprenditori e professionisti della parte più dinamica e produttiva della città. Da mesi, l’attenzione si è spostata dai vicoli del Pallonetto di Santa Lucia - dove l’ex contrabbandiere Potenza custodiva il suo tesoretto - alle aziende di ristorazione. Accertamenti affidati alla Dia del vicequestore Maurizio Vallone, che mai come in questo caso sta usando il bisturi. L’obiettivo è chiaro: distinguere eventuali canali di riciclaggio di denaro sporco da legittime strategie imprenditoriali, separare manovre di prestanomi legati a doppio filo con la camorra da partecipazioni pulite.
Da mesi, ormai non è un mistero, una buona fetta di Lungomare viene passata al setaccio. Sotto i riflettori quote societarie, capitali e conti correnti. Si parte dal racconto del boss pentito Salvatore Lo Russo, l’ex capo dei capitoni di Miano, che avrebbe per anni riciclato denaro sporco proprio grazie al contributo di imprenditori dal volto pulito. Distinguere la parte sana dell’economia napoletana da tentativi di infiltrazione è l’obiettivo della Dda di Napoli, tanto per chiudere il cerchio attorno alle «spa» della camorra, salvando quanto di buono è stato fatto negli ultimi venti anni tra Lungomare e cuore pulsante del centro cittadino.
IL MATTINO

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